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L’Italia al centro della nuova mappa energetica europea

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Gennaio 8, 2026

L’Italia al centro della nuova mappa energetica europea

Perché l’Italia può diventare l’hub dell’idrogeno in Europa

Negli ultimi anni l’Europa si è trovata di fronte a una doppia urgenza: ridurre la dipendenza energetica dalla Russia e accelerare la transizione ecologica. In questo scenario, spesso raccontato come una corsa alle rinnovabili, sta emergendo un elemento meno visibile ma decisivo: l’idrogeno.

E, quasi contro ogni previsione, l’Italia si sta ritagliando un ruolo centrale. Non come semplice consumatore, ma come snodo strategico della nuova mappa energetica europea.

La domanda da porsi non è solo perché proprio l’Italia, ma soprattutto a cosa servirà davvero tutto questo idrogeno.


Il vero problema energetico del Nord Europa

Paesi come Germania, Austria e Nord Europa hanno obiettivi climatici ambiziosi, ma si scontrano con limiti strutturali evidenti.

Produrre idrogeno verde richiede:

  • grandi quantità di energia rinnovabile

  • molto spazio

  • molta acqua

Tutte risorse che, nel Nord Europa, sono scarse o costose.

Non è un caso che il costo di produzione dell’idrogeno verde in quelle aree oscilli tra 6 e 8 euro al kg, mentre nel Sud Europa o nel Nord Africa possa scendere fino a 1,5–2 euro al kg. A questo si aggiunge il tema dell’acqua: l’elettrolisi è un processo idrovoro e il Centro Europa deve già razionare questa risorsa, mentre nel Mediterraneo è possibile sfruttare la desalinizzazione.

Il risultato è semplice: l’idrogeno conviene produrlo al Sud e consumarlo al Nord.


Il SoutH2 Corridor e il ruolo dell’Italia

Qui entra in gioco l’Italia.

Il progetto SoutH2 Corridor prevede la realizzazione di un corridoio energetico di circa 3.300 km, capace di collegare il Nord Africa all’Italia, e da qui all’Austria e alla Germania.

Il progetto, guidato da Snam, punta a trasportare 4 milioni di tonnellate di idrogeno all’anno, coprendo circa il 40% dell’obiettivo europeo di importazione previsto dal piano REPowerEU.

L’aspetto più rilevante, però, è un altro: oltre il 65% dell’infrastruttura utilizzerà gasdotti già esistenti, opportunamente riconvertiti. Questo riduce drasticamente costi, tempi e complessità.

Grazie alla sua rete di trasporto del gas, l’Italia diventa così la spina dorsale energetica che porta l’energia solare del Mediterraneo fino ai distretti industriali del Nord Europa.


Idrogeno e industria: il nodo dell’acciaio

L’idrogeno, però, non serve solo a rifornire altri Paesi. Serve soprattutto a trasformare l’industria pesante, uno dei settori più difficili da decarbonizzare.

Un caso emblematico è quello di Acciaierie d’Italia (ex Ilva) a Taranto, il più grande impianto siderurgico d’Europa. Il settore dell’acciaio è responsabile di circa il 7% delle emissioni globali di CO₂, e senza un cambio tecnologico profondo è destinato a diventare economicamente e ambientalmente insostenibile.

La proposta industriale avanzata dal gruppo Danieli, insieme a Leonardo e Saipem, punta a superare il modello basato sul carbone, convertendo gli impianti in forni elettrici alimentati progressivamente da idrogeno.

La sfida è urgente: in Paesi come Svezia e Spagna, progetti come H2 Green Steel e gli investimenti di Iberdrola mirano a produrre acciaio verde già entro il 2025–2026.


Trasporti a idrogeno: dove le batterie non bastano

Mentre l’auto elettrica a batteria si sta imponendo nelle città, l’idrogeno trova il suo spazio nei trasporti pesanti, dove peso, autonomia e tempi di ricarica rendono le batterie meno efficaci.

In Italia stanno emergendo esempi concreti:

  • Treni a idrogeno: in Calabria, la linea Cosenza–Catanzaro sarà tra le prime in Europa a utilizzare convogli a idrogeno, grazie a un investimento PNRR da 78 milioni di euro.

  • Navi e porti: Fincantieri e MSC Crociere stanno sperimentando l’uso dell’idrogeno per azzerare le emissioni durante le soste in porto, un tema cruciale per le città costiere.

Questi progetti mostrano come l’idrogeno non sia una tecnologia “futuristica”, ma una soluzione già operativa in contesti specifici.


Perché questa partita riguarda il futuro industriale dell’Italia

L’idrogeno non è una moda né una bandiera ideologica. È una necessità economica e industriale.

Se l’Italia saprà sfruttare la sua posizione geografica e le infrastrutture esistenti, potrà smettere di essere solo un importatore di energia e diventare un attore strategico attivo nella sicurezza energetica europea.

Da un lato, i gasdotti garantiscono stabilità e continuità. Dall’altro, la riconversione industriale dimostra che la transizione ecologica può diventare un motore di modernizzazione, non una deindustrializzazione mascherata.

In gioco non c’è solo l’obiettivo di “diventare più verdi”, ma qualcosa di più concreto: restare competitivi e industrialmente rilevanti in un’Europa che sta cambiando rapidamente le proprie regole.

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