
CAPELLI BIONDI IN EGITTO? 3^ e ultima parte
I KIFFIAN ED IL LAGO TRITONIDE
Il lago Tritonide era situato in un vastissima area compressa fra l’attuale Egitto e la catena dell’Atlante marocchina. La tradizione lo pone a sud della Tunisia e della Libia e si dice che avesse un immissario e che fosse collegato con il mar Mediterraneo.
Molti miti sono collegati a questo specchio d’acqua che i racconti pongono al centro del deserto. Molti degli autori classici, come Erodoto, ne parlano ripetutamente. Essi raccontano che contenesse anche alcune isole al suo interno (Ila, Fla, Esperia), che secondo un antichissimo oracolo, sarebbero state colonizzate niente meno che dagli Spartani. Erodoto narra che gli Argonauti sarebbero giunti fino a questo specchio d’acqua e qui si sarebbero arenati. Oltre a storie mitiche, Erodoto, ci parla anche di vari abitatori delle sponde del Tritonide: Maclei, Ausei, Libi. Diodoro Siculo, descrive un popolo di Amazzoni, che dopo aver sconfitto gli indigeni, avrebbero eretto un centro abitato sull’isola di Esperia. Paul Sereno, dell’università di Chicago, scavando nel deserto del Tenerè, ha portato alla luce una immensa antichissima necropoli a Gobero. Nella regione, Sereno, ha esaminato 67 sepolture delle 200 scavate. La grande necropoli contiene i resti di due diverse etnie vissute con un intervallo di tempo, fra loro, di 1000 anni circa. Le sepolture più antiche appartengono ai Kiffian. I corpi apparivano con le gambe piegate all’altezza dei ginocchi, come se fossero un tempo state fasciate o legate per ottenere quella posizione. Insieme a queste persone di alta statura e di robusta costituzione, presentanti ossa ad altissima densità, sono state rinvenute molte punte di arpione, resti di vasellami con disegni geometrici e scheletri di grandi animali. Sia gli uomini che le donne superano, anche di molto in alcuni casi, i 2 metri di altezza. La cosa che ha colpito maggiormente i ricercatori, oltre alle dimensioni dei corpi, sono le caratteristiche somatiche dei teschi: decisamente caucasici.
I Kiffian, vissuti sulle rive del lago Tritonide fra l’8.000 a.c. circa ed il 6.000 a.c. circa , risultano essere stati anche degli assidui pescatori, visto l’elevato numero di lische di grandi pesci rinvenute in una vicina discarica. Attorno al 6.000 a.c. circa, in tutta la zona, è registrata una importante siccità perdurata per almeno 1.000 anni. Questo lungo periodo, ha condotto alla scomparsa dei “giganti” Kiffian e alla successiva affermazione e insediamento permanente, della popolazioni dei Teneriani. I resti nelle discariche, di lische ed animali di sempre minori dimensioni, testimoniano l’inaridimento progressivo del grande lago Tritonide. Le sepolture dei Teneriani ci raccontano che, oltre ad essere essi molto più bassi di statura e minuti di struttura, queste erano eseguite con grande cura (esempio di una madre sepolta con i propri piccoli, abbracciati e disposti su di un letto di fiori) e disposte in modo da non “disturbare” le più antiche sepolture degli antichi giganti, Kiffian, che li avevano preceduti nel territorio. Risulta evidente che i Teneriani avessero grande rispetto e, probabilmente, anche un certo timore reverenziale nei confronti dei loro predecessori. Non abbiamo però traccia di eventuali generi di culti, rivolti dai Teneriani nei confronti dei “giganti”.
GLI SHEMSW HOR
I Seguaci del Dio Horus
Il periodo predinastico egizio, ci narra delle gesta di un gruppo di esseri semidivini definiti Shemsw Hor, i Seguaci del Dio Horus. In una delle sale del tempio di Dendera, si narra di come Thutmose III (detto il Napoleone di Egitto, vedi il mio libro ESODO, UN PROGETTO EGIZIO), si sia rifatto ad antiche tradizioni risalenti al regno del faraone Pepi I, dell’Antico Regno (VI dinastia), per l’edificazione di tale struttura. Oltre ai progetti di Pepi, Thutmose III, ci parla di antichissimi progetti, rinvenuti dallo stesso faraone, ripresi da testi redatti dai leggendari Shemsw Hor. Eusebio di Cesarea, ci riporta la lista composta in epoca Tolemaica, III sec. a.c., dal sacerdote Manetone. Quest’ultimo suddivide la storia egizia in 4 parti ben distinte: il regno degli Dei, il regno dei Semidei, il regno degli Spiriti venerabili ed il regno dei sovrani umani. Fu proprio dagli Spiriti venerabili, o Shemsw Hor, che derivò la titolatura conosciuta durante la dinastia 0 (nome Horus), come il Serekht: una struttura a forma di palazzo stilizzato, sormontata da un Falco divino. Di questi sconosciuti primi sovrani che si affacciano nell’era definita proto Dinastica, ne possiamo osservare una lista nel famoso Papiro di Torino. Gli Shemsw Hor sembrano quindi rappresentare, delle figure “ponte” che trasmettono l’antico sapere sacerdotale, trainandolo fino all’Egitto storico. È indubbiamente molto famosa la guerra fra i seguaci di Horus e quelli del ribelle Seth, ma non è questo l’argomento che voglio affrontare in questo articolo. Il cuore di questa discussione è rappresentato dal colore rinvenuto sui capelli di molti antichi abitatori della valle del Nilo: il rosso. Deshert (dSrt) era per gli Egizi, il colore (rosso) del deserto. Desher irty (dSr irty) era il celeberrimo Occhio Rosso di Horus. Deshert (dSrt) era anche la Corona Rossa, emblema reale riferito al Basso Egitto (il nord). Deshert (dSrt) erano i Vasi Rossi, elementi indispensabili in antichi rituali dei quali si è persa la memoria. Desherty (dSrty) era un epiteto del sole al tramonto, momento connesso col trapasso del defunto nel mondo occidentale sede dei morti e regno di Osiride. Deshert (dSrt) era anche chiamata l’esplosione di ira. Desherw (dSrw) era chiamata la Tilapia Rossa, pesce del Nilo connesso al mito osirico. Desher her (dSr Hr) era chiamato quello “furioso”. Anche il dio Seth era chiamato “Il Rosso”. Potremmo fare altri esempi come il nome del pianeta Marte, che per gli Egizi era, Horus il Rosso. È indubbio che questo colore rivestisse una importanza particolare per gli antichi, sin dai tempi dei Seguaci di Horus (Shemsw Hor), arrivando con molta probabilità ad indicare anche in epoca dinastica (vedi mummie dai capelli fulvi del Nuovo Regno, come Ramess II, fra l’altro molto più alto della media locale come altri antichi re, Yuya, Tuya, ed altri), elementi di collegamento (reali o no tutto da dimostrare), con gli antichi portatori di civiltà e di tradizioni esoterico/religiose e rappresentanti, quindi, una sorta di antichissima elite di potere.
L’egittologo Walter Emery: “(…) verso la fine del IV millennio avanti Cristo, il popolo che è noto nei miti come Shemsw Hor, corrispondeva ad una classe di aristocratici che governava l’intero Egitto”.
L’egittologo Budge, contrariamente a tutti gli altri, arrivò a tradurre l’epiteto Shemsw Hor (Seguaci di Horus), con i Fabbri di Horus. Per giungere a questa conclusione si basò sulle storie narrate sulle mura del tempio di Edfu, dove sono raccontate le guerre fra Horus e Seth ed è descritta la notevole produzione di armi ed attrezzi in metallo, usati negli eventi qui raccontati. Proviamo ad andare alla radice del termine Shemsw, normalmente tradotto con Seguaci. Intanto con Shemes nesw (Sms nsw), è solitamente descritto il Corteo reale. lo Shemes (Sms) viene in ogni occasione descritto come il Portatore, Accompagnatore, colui che segue, addirittura come la Guardia del corpo. La Shemsw Wdja (Smsw wDA) è la processione funeraria, oppure “colui che paga le proprie ultime spettanze”. Shemsw sta anche per “adorazione” e “credo”. Se andiamo ancora più a fondo troviamo che la radice Shem (Sm) si traduce con viaggiare, partire, andare, camminare. Anche un collegamento col tramonto, ci riconduce all’origine religiosa del termine: gli Shemsw Hor , a mio avviso, erano una classe di iniziati ai segreti sacerdotali e portarono (appunto come seguaci, discepoli, del Dio) le antiche tradizioni che poi in parte ritroviamo negli antichissimi Testi delle Piramidi. La somiglianza con un’altra classe iniziatica, il Chet (Tt, caratterizzato da lunghi capelli sciolti), rappresentata sulla Mazza di Narmer, confermerebbe l’esistenza di alcune elite sacerdotali dotate in antichità di grandissimi poteri. Anche il termine Tt, sacerdote di Osiride, ha un significato molto simile a quello che possiede Sms, ovvero Compagno particolare, Partigiano o membro del team del re.
ANCORA CAPELLI ROSSI
L’Egitto fu attaccato a più riprese da orde di predoni provenienti dal nord est a dal Mar Mediterraneo in generale. Questo grande gruppo di “pirati” di etnie miste, è conosciuto come i Popoli del Mare. In seguito ad eventi catastrofici legati al vulcano di Thera (attuale Santorini, Grecia), popolazioni spinte dalla carestia sciamarono per tutta l’area del Mediterraneo sud orientale, l’Anatolia, la Siria e l’Egitto. È grazie alle descrizioni degli scontri avvenuti fra alcuni faraoni del Nuovo Regno (soprattutto Ramess III nel suo tempio di Medinet Habu) e questi Popoli del Mare, che ne abbiamo descrizioni abbastanza dettagliate. Fra essi sono famosi i Peleset (prst). Nella Bibbia i Peleset sono conosciuti come i Filistei arrivati da Kaftor. Per gli Egizi Kaftor era Keftiw, ovvero l’isola di Creta. Quindi niente di più probabile che i Filistei da Kaftor, biblici, corrispondessero ai Peleset da Keftiw egizi: fuggiaschi abitatori delle isole greche, spinti dall’esplosione del vulcano di Thera, in cerca di terra fertile. Molti di questi gruppi erano descritti dalla chioma biondo/rossa. Sarà un caso che la radice PrS (ricordiamo che L ed R nel Nuovo Regno ancora non erano distinte, e che quindi Plst si scrivesse Prst), si riferisse ad un caratteristico colore rosso dovuto all’ossidazione? Abbinati ai Peleset erano i Tursha, di probabile origine Anatolica. Sir W. Petrie, nella necropoli di Gurob, fece una sensazionale scoperta relativa ad una tomba appartenuta ad un servitore del re Ramess III: il personaggio di nome An En Tursha, maggiordomo di corte. Questo servitore, un Tursha (Popoli del Mare), del faraone presentava una splendida chioma bionda.
L’insieme di genti che lungo un discreto arco di tempo attaccò la nazione egiziana, era denominata Tamahw. Fra essi erano presenti anche i Libu (Libici), provenienti dalla costa ed il deserto ad ovest di Kemet, noti per le loro rosse chiome. Il termine Tamahw, oltre ad uno simile Tahennw, indicava per gli Egizi tutti quei popoli provenienti dalle coste del nord africa, alle isole del Mediterraneo e alle terre dell’Anatolia. Nelle 4 categorie principali in cui gli Egizi suddividevano le razze dell’area, il termine Tamahw indicava in generale persone dalla pelle chiara, capelli biondi o rossi e sovente anche occhi chiari. Infine possiamo aggiungere che i dominatori del nord dell’Egitto, fra il 1.800 a.c. circa ed il 1.600 a.c. circa, chiamati Hyksos (HqA xAswt) e proveniente da oriente, sono solitamente descritti con i soliti capelli rossi.
CONCLUSIONI
Abbiamo visto, fino a questo momento, come in tutta l’area compresa fra la catena dell’Atlante, il centro Africa, mediterraneo sud orientale e la valle del Nilo, siano esistite molte popolazioni antichissime con caratteristiche tipicamente caucasiche, dotate di una altezza ritenuta anomala (i Filistei biblici, sono descritti spesso di altissima statura) per le epoche prese in esame (per i Kiffian si può parlare di vero e proprio gigantismo) e un colore di capelli che contrasterebbe con l’immagine che ci siamo fatti negli anni, degli abitatori dell’Africa centro nord. Molte mummie Egizie, sia predinastiche sia dinastiche, hanno indiscutibilmente i capelli rosso/biondi e spesso anche una altezza notevolmente maggiore della popolazione media della zona. I primi esperimenti effettuati sui capelli di alcune mummie egizie, esclusero subito che il colore fosse dovuto all’uso di Hennè. Gli ultimi studi effettuati dal dottor Janet Davey su un considerevole numero di campioni di diversi donatori di capelli, ha escluso che l’immersione in Sali di Natron, per i 40 giorni necessari alla disidratazione del corpo del defunto, potessero portare alla decolorazione dei capelli più scuri e ad alterarne comunque l’aspetto. Se arriviamo a considerare anche i recenti studi su diversi campioni di DNA prelevati da mummie Egizie di varie epoche, potremmo anche azzardare una ipotesi. Gli esami sul DNA egizio davano inesorabilmente un collegamento con popolazioni della zona anatolica. L’aspetto caucasico dei Kiffian, assieme agli altri elementi, ci condurrebbe ad una conclusione: Egizi, Anatolici, Kiffian, ed altre popolazioni nomadi dell’area, proverrebbero da un unico gruppo, presentando quindi, una origine comune.
Marco Rocchi



